COPAGRI SARDEGNA: NO ALLA VIOLENZA NELLE CAMPAGNE. LA REGIONE CONVOCHI IMMEDIATAMENTE LE RAPPRESENTANZE DEI PASTORI E LA PARTE INDUSTRIALE

COPAGRI SARDEGNA: NO ALLA VIOLENZA NELLE CAMPAGNE. LA REGIONE CONVOCHI IMMEDIATAMENTE LE RAPPRESENTANZE DEI PASTORI E LA PARTE INDUSTRIALE
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“Copagri Sardegna esprime la più ferma condanna per il vile atto di violenza compiuto ai danni di un onesto lavoratore senza colpe che opera nel campo lattiero-caseario Ovicaprino, che serve solamente a inasprire un clima già di per sé poco sereno “– ha dichiarato Ignazio Cirronis, presidente regionale di Copagri Sardegna – dopo l’attentato di cui è stato vittima un collaboratore della Fratelli Pinna SpA .

“In relazione all’attività della magistratura che ha inquisito centinaia di pastori dopo le proteste di febbraio, lasciamo che la giustizia faccia giustamente il suo corso, ma non possiamo non sottolineare che una cosa è il riversamento del latte per le strade, atto certamente compiuto con grande tristezza, per rendere evidente che il prodotto del lavoro e della fatica era svilito a semplice rifiuto dopo un’offerta di remunerazione a 60 centesimi/litro; altro è la minaccia, la sopraffazione, l’apertura delle cisterne, la distruzione di altri prodotti agro-alimentari.

Le Organizzazioni agricole sono state tenute lontane dalla protesta e accusate ingiustamente di non avere a cuore le sorti dei pastori, problema che richiederebbe una seria riflessione all’interno del mondo agro-pastorale, ma questo non ci esime da una corretta presa di posizione in difesa di chi ha solo e senza danni rivendicato una giusta remunerazione del proprio lavoro con azioni, quelle legittime, che hanno avuto grande solidarietà da parte dei cittadini“

“Il malumore che serpeggia nel mondo pastorale – continua Pietro Tandeddu, responsabile nazionale per Copagri del settore ovicaprino – è giustificato da un prezzo del latte, stabilito a saldo della campagna 2018/2019, non equo rispetto al mercato reale. Il cosiddetto accordo dell’8 marzo, da noi immediatamente contestato, porta, secondo il sistema delineato a Sassari, ad un saldo pari all’acconto. Se si tiene conto di tutte le tipologie di formaggio, e non solo dei prezzi del pecorino romano, dei ricavi da sottoprodotti, dell’IVA, mai considerata, il prezzo giusto, nelle condizioni attuali del mercato, può essere stabilito entro la forbice 80-90 centesimi/litro, ciò che, presumibilmente, le cooperative, almeno quelle più strutturate, pagheranno a saldo nella primavera del 2020 quando approveranno i bilanci al 31.12.2019.

Pertanto, l’Assessora dell’agricoltura, d’intesa con la Ministra, convochi immediatamente le rappresentanze di chi vende latte e quelle dell’industria privata che acquista, per rideterminare onestamente un diverso saldo per la campagna pregressa e l’acconto per la campagna che sta per partire. Subito dopo, si riapra il confronto regionale e nazionale sui problemi strutturali della filiera”

Sestu, 5 dicembre 2019


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