Riunione plenaria di Copagri Sardegna, presente la Direttrice nazionale Maria Cristina Solfizi

Riunione plenaria di Copagri Sardegna, presente la Direttrice nazionale Maria Cristina Solfizi
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Grande partecipazione per la riunione plenaria che ha coinvolto tutti i dirigenti regionali e provinciali di Copagri Sardegna, con la collaborazione preziosa della direttrice nazionale Maria Cristina Solfizi.

Copagri Sardegna cresce. Questo è il dato importante, “cresce il numero di iscritti nonostante la crisi stia decimando le aziende agricole, nonostante la chiusura di partite iva”. Afferma il presidente regionale Ignazio Cirronis. L’organizzazione sta vivendo una fase di consolidamento, e contemporaneamente guarda al futuro.

Con un po’ di ottimismo in più dopo l’investimento sulla comunicazione in TV. Il programma andato in onda sulla rete regionale Videolina “Scendiamo in campo”, è stato un successo, davvero oltre le più rosee aspettative. Una media di ascolti di circa 45.000 spettatori a puntata, con picchi che hanno superato i 50.000.

I punti trattati nella riunione sono anche quelli che hanno visto Copagri presente in tutti i tavoli istituzionali più importanti: dalla questione latte e la crisi del comparto ovicaprino; il problema atavico della burocrazia regionale del comparto agricolo (Argea); il sistema dell’organismo pagatore; la rivendicazione dell’importanza e della gestione degli usi civici delle terre pubbliche; la nuova Pac; il settore biologico (in crescita); il comparto ortofrutta; lo sviluppo delle filiere produttive; il settore olivicolo.

Sul settore ovicaprino sono intervenuti sia il presidente Cirronis, sottolineando difficoltà ancora aperte della vertenza, sia il direttore regionale di Copagri Pietro Tandeddu, e elencato quali sono i punti che ancora non vengono risolti, nonostante le decine di riunioni regionali e nazionali con cui si è parlato del settore. I punti da risolvere per Copagri sono: la creazione del registro elettronico del latte ovicaprino, far decollare il bando per la redistribuzione del formaggio agli indigenti, far partire finalmente i progetti di filiera, ma soprattutto stabilire quale sia la griglia di prezzo a cui affidarsi. Anche durante l’incontro al Ministero delle politiche agricole, Tandeddu non ha riscontrato ancora la volontà di attuare tutti questi punti per risolvere il problema del settore.

Sul problema della lentezza della macchina amministrativa regionale, si sono espressi tutti contro un sistema che va assolutamente cambiato. Non è possibile che in Argea giacciano ancora 90.000 pratiche inevase. Le soluzioni proposte dalla Regione non convincono. La Sardegna deve decidere come affrontare la questione, visto il rifiuto di inserire in finanziaria la spesa per pagare straordinari agli stessi dipendenti della Regione che si sarebbero occupati di smaltire le pratiche di Argea, che tra l’altro non rivestirà il ruolo di organismo pagatore, perciò si dovrà pensare ad altre soluzioni. “A livello nazionale” afferma la direttrice nazionale Copagri, “la proposta per smaltire l’eccessivo numero di pratiche da gestire degli uffici regionali, sarebbe quella della creazione di super CA, organismi che dovrebbero svolgere lavoro di pubblici ufficiali per conto della Regione, a favore degli agricoltori, però a spese di questi ultimi. Chiaramente una situazione insostenibile”.

Il problema delle terre pubbliche date in gestione agli agricoltori. Le terre pubbliche in Sardegna occupano circa il 20% del territorio, poco più di 500 mila ettari. Una cifra enorme, che potrebbe davvero essere una svolta per la nascita di una agricoltura moderna. Le motivazioni per insistere sulla proposta di inserire il progetto di affidamento delle terre civiche nel nuovo Psr sono molteplici: il presidio del territorio, la rivitalizzazione delle aree interne, cercare di arginare il problema gravissimo dello spopolamento, e non ultimo dare lavoro ai giovani che vogliano dare vita a nuove attività. Il problema è che in questi terreni non si può fare nessun progetto serio, non c’è corrente elettrica, non c’è acqua e le strade sono un disastro, non si può costruire nessun edificio aziendale. “Un vero peccato”, afferma ancora la direttrice, “perché anche a livello nazionale stiamo pensando alla figura del contadino come custode del territorio. Senza la presenza degli agricoltori il territorio italiano sarebbe molto meno sicuro, pensiamo al problema del cambiamento climatico, del pericolo di frane per i terreni montagnosi, se non ci sono attività e foreste curate, le catastrofi naturali sono quasi scontate. E poi c’è la scommessa culturale, ossia la difesa di un paesaggio unico al mondo, per varietà e qualità colturali. Anche l’agricoltura fa parte del paesaggio naturale.”

Lo sviluppo del settore biologico è frenato ancora una volta dalla burocrazia. C’è un progetto di filiera consegnato alla regione Sardegna da più di un anno. “Se si sblocassero i progetti di filiera si potrebbero raddoppiare le quantità di ettari coltivati, assumere nuovo personale e migliorare notevolmente il reddito dei produttori”, sottolinea Ignazio Cirronis.

Nuovi orizzonti di investimento vengono individuati dell’olivicoltura e nella coltivazione del mandorlo. Due settori in crescita costante, che Copagri non può non difendere.

La riunione è stata molto positiva, a detta di tutti i partecipanti, che si ripromettono di ripetere più spesso incontri produttivi come questo.


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