Lo questione latte ovino. A 16 mesi dalle proteste dei pastori cosa è cambiato?

Lo questione latte ovino. A 16 mesi dalle proteste dei pastori cosa è cambiato?
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Di Pietro Tandeddu, Direttore di Copagri Sardegna

La questione latte ovino: a 16 mesi dalle prime manifestazioni di protesta del mondo pastorale, iniziate nel febbraio del 2019, è utile fare una verifica sullo stato di attuazione delle misure nazionali adottate per contrastare la crisi e sulle modifiche intervenute da allora nel mercato lattiero-caseario ovicaprino.

Con riguardo alla legge n. 44 /2019, non abbiamo elementi per verificare se le imprese sarde abbiano presentato progetti sulle risorse di cui ai contratti di filiera.

E’ noto invece che il bando indigenti che prevedeva l’acquisto di pecorino romano è andato in porto.

Non conosciamo quali azioni siano state attivate per favorire la penetrazione commerciale dei formaggi ovini.

Un discutibile emendamento approvato dal Parlamento in sede di discussione del decreto “milleproroghe” ha invece, inopportunamente, apportato correzioni alla legge e rinviato l’attuazione della norma che imporrebbe ai primi acquirenti di denunciare ogni trimestre (la legge 44 imponeva ogni mese) i quantitativi di latte conferito che, per quanto ci riguarda, era la norma più interessante, necessaria a garantire trasparenza e un’azione seria di programmazione basata su dati reali e non presunti ; se la ministra ha a cuore i nostri problemi non dovrebbe aspettare il 31 dicembre, termine ultimo fissato per l’emanazione del decreto, ma provvedervi quanto prima.

Il piano di autoregolamentazione dell’offerta di pecorino romano è stato, come si sa, respinto dalla base produttiva ma nessuno ha pensato, come avevamo sollecitato, a riaprire il confronto per tentarne una sua ridefinizione. La produzione di pecorino romano ha raggiunto al 30 maggio il quantitativo di oltre 263.000 ql. con previsione al 31 luglio di oltre 310.000 ql.

Non è inutile ricordare che l’autoregolamentazione, purtroppo, è volontaria e non ha strumenti atti a imporre quote produttive, cosa che invece, come abbiamo spesso rimarcato, sarebbe saggio proporre all’Unione Europea, come mi pare adesso richieda l’organo di coordinamento nazionale Origin delle DOP e IGP italiane. E non sarebbe inopportuno che la Regione Sardegna, assente in tutta la vertenza latte, orientasse sapientemente i suoi strumenti di incentivazione al fine di favorire la diversificazione della produzione casearia verso, innanzi tutto, le altre due DOP, altro tema da noi posto in varie occasioni.

La Regione ha scaricato interamente il problema sul ministero senza avanzare alcuna proposta di tutela, sostegno e sviluppo del comparto che il suo ruolo richiedeva e richiede. E’ ora che recepisca le indicazioni rivolte ad affrontare il tema della destagionalizzazione della produzione del latte, della diversificazione, del perseguimento, anche attraverso la ricerca pubblica, del miglioramento della qualità del latte, che si è abbassata negli ultimi 10 anni, della necessità di imporre il rispetto dei regolamenti comunitari e delle leggi dello Stato in materia di contrattazione, di sostenere l’attività di OILOS come strumento chiamato ad elaborare un contratto-tipo omogeneo sull’intero territorio regionale, a regolare, con opportuno coordinamento, l’immissione di latte in mercati esterni alla Sardegna per i quantitativi necessari a mantenere quotazioni soddisfacenti per i produttori e ad attuare le complessive finalità previste dal proprio statuto.
Infine, la Regione dovrebbe lavorare per favorire, all’interno della cooperazione, tra le imprese meno efficienti, la loro aggregazione o la ricerca, quanto meno, di rapporti di sinergia, il contenimento dei costi di produzione, essendo irragionevole avere una forbice di costi per litro latte che vanno dai 20 ai 40 cent./litro, il rafforzamento qualitativo del management, la costruzione di più efficaci strutture commerciali.

Sono cadute nell’oblio le richieste di modifica dello statuto del Consorzio di Tutela del Pecorino Romano al fine di agevolare l’ingresso diretto degli allevatori nello stesso e garantire loro una maggiore rappresentatività; non si è dato modo di esaminare in termini collegiali il nuovo disciplinare di produzione, presentato ora dal consorzio al ministero ed in attesa di parere. Esso contiene elementi di un certo interesse ma potrebbe essere migliorato seguendo la direzione indicata da noi ed altre forze del comparto.

Ma veniamo al momento attuale. Le misure di prevenzione del COVID-19 hanno ritardato l’approvazione, da parte degli organi dirigenti dei caseifici sociali, dei bilanci chiusi al 31.12.2019 ma si può con sufficiente sicurezza affermare che la cooperazione pagherà un prezzo che si attesterà mediamente sui 90 cent./litro registrando punte, già annunciate di 1 euro/litro. Trattasi, per intenderci, della remunerazione del latte della campagna trascorsa, non di quella in corso, quel latte che l’impresa privata voleva pagare 60 cent./litro, poi portato come acconto a 75 e poi riconosciuto come saldo per via di un sistema farlocco di correlazione tra il prezzo del pecorino romano e il prezzo del latte, stabilito presso la Prefettura di Sassari l’8 marzo e da noi immediatamente contestato e rifiutato; il tempo ci ha dato ragione.

Onestà vorrebbe, per evitare inutili conflitti e tensioni, che si aprisse, tra le parti in causa, un confronto finalizzato alla revisione del saldo pagato in considerazione di un aumento significativo del prezzo del pecorino romano, che sembra addirittura frenato, della buona tenuta e anzi crescita, a detta degli esportatori, del mercato americano, del ritiro di significative quote acquisite dallo Stato per la consegna agli indigenti. Nessuno è contrario a che l’imprenditore abbia la giusta remunerazione dei capitali investiti ma qui è lampante che l’utile d’impresa è andato oltre i limiti.

Coldiretti propone di aprire un “Tavolo Permanente” di discussione. Possiamo chiamarlo come vogliamo ma il Tavolo non è altro che il “Tavolo di Filiera” come lo abbiamo conosciuto nel passato, anche recente, in grado, per il suo elevato grado di rappresentatività, di produrre, se lo si vuole, un utile confronto finalizzato all’elaborazione di una politica per il comparto capace di porre termine alle crisi ricorrenti e di instaurare corretti e produttivi rapporti di filiera.

Anzi, ritengo che i “Tavoli di Filiera” dovrebbero rappresentare un metodo permanente valevole per tutti i settori produttivi dell’agricoltura. Chiaramente, a monte, occorre piena convinzione da parte dell’Istituzione regionale perché essi possano produrre risultati di elaborazione, proposta e impegni ma, francamente, non la vedo.


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